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Recensione xbox 360: the last remnant
Recensire un gioco non è mai una impresa facile, spesso bisogna mettere da parte i propri gusti e questo non sempre risulta essere facile; recensire un gioco è ancora più difficile quando l’oggetto della trattazione è un prodotto circondato da mesi di lunga attesa e da tante belle promesse: la più affascinante/temibile delle quali è [...]
12 gennaio 2009
Recensire un gioco non è mai una impresa facile, spesso bisogna mettere da parte i propri gusti e questo non sempre risulta essere facile; recensire un gioco è ancora più difficile quando l’oggetto della trattazione è un prodotto circondato da mesi di lunga attesa e da tante belle promesse: la più affascinante/temibile delle quali è “riuscire a rinnovare il genere JRPG senza stravolgerlo troppo”.
Ma sarà riuscito “The last remnant” prodotto di casa Square-Enix ad aver rinnovato il genere cui appartiene?
Se una trama fosse capace di rinnovare un genere, potremmo dire che Square-Enix tenti di rinnovarlo in ogni suo prodotto: Rush Sykes è un giovane ragazzo che conduce una pacifica esistenza insieme alla sorella Irina su di una isola lontana dal resto del mondo, la loro vita procederà così fino al giorno in cui Irina verrà rapita con buona pace del fratello che intraprenderà un viaggio per riportarla indietro.
Questo viaggio lo porterà alla scoperta dei suoi legami con i remnant (esseri dai vasti e misteriosi poteri) e in un mondo fatto di guerra e amicizia.
Sicuramente una trama variegata e dagli intrecci sorprendenti, cui non sempre corrisponde un alto lavoro di caratterizzazione (spesso alcuni personaggi appariranno come stereotipati).
Per quanto riguarda il gameplay: le battaglie non saranno casuali e i mostri saranno visibili sul terreno di gioco, non temete però, i vostri amati duelli sono rimasti ancora una volta a turni con una trovata piuttosto originale, ovvero quella di poter creare una formazione con i propri personaggi valutabile attraverso dei parametri globali.
Le azioni praticabili saranno rivolte ovviamente a tutta l’unione anziché al singolo personaggio, lo sviluppo avviene in maniera quasi casuale in quanto basta usare un determinato colpo per vederlo potenziato e la stessa cosa vale per tutte le statistiche. Le numerose abilità di cui i personaggi dispongono, genericamente chiamate arti, non possono essere personalizzate in nessun modo. Lo sviluppo di queste arti avviene in maniera casuale, solo di tanto in tanto al termine di una battaglia ci sarà chiesto quale abilità si preferisce apprendere.
Sicuramente un aspetto fuori dalle righe è l’utilizzo dell’Unreal Engine 3 sviluppato dalla Epic, già questo potrebbe far storcere il naso ai seguaci della casa nipponica (premiata dalla critica nella maggioranza dei casi per aver prodotto di sana pianta motori grafici spacca mascella), se poi ci aggiungiamo una miriade di bug fra i quali nei momenti più concitati figurano tremendi cali di frame rate, una cattiva gestione delle texture e una ancor peggiore gestione delle animazioni dei personaggi.
Sorprende inoltre una world map in bassa definizione.
A bilanciare i difetti del comparto grafico sono le melodie di Tsuyoshi Sekito (vedasi remake dei primi Final Fantasy, Chrono Trigger e Brave Fencer Musashiden) che ancora una volta riescce a sorprendere le nostre orecchie con melodie da sogno peraltro adatte alle situazioni che il plot ci farà affrontare.
Come ho detto in partenza, The last remnant è un gioco arduo da giudicare: sicuramente è un titolo adatto ai cultori del giochi di ruolo occidentali, ma non ci sentiamo di consigliarlo ai giocatori comuni a causa di un comparto tecnico che mutila (almeno in parte con una installazione su HDD) le brillanti idee partorite da Square Enix per questo gioco, peccato poteva andare meglio.
- grafica: 5
- gameplay: 7
- sonoro: 7,5
- longevità: 6
- giocabilità: 6,5
- totale: 6,4














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